My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Superando lo stretto di Tirquinia mi ero imbattuta in una serie di auto, che andavano in direzione opposta, agghindate con fiori e ghirlande varie, simili a quelle dei matrimoni, ma in maniera molto più trash. Solo più tardi, arrivata a Copacabana, ho scoperto che erano le auto che avevano ricevuto la benedizione quel giorno.

Copacabana è una cittadina decisamente religiosa, anche se, in certe cose, in maniera tutta sua. Superato infatti il cancello per l'ingresso alla cattedrale, stupisce quanto sia ampio il suo cortile e, se non si conosce il suo significato, par quasi esagerato. Ma in realtà, un significato preciso c'è: ogni weekend e per ogni festa nazionale, accorrono in moltissimi, con la propria auto, per partecipare alla cerimonia della benedizione dei veicoli, una sorta di alternativa più economica all'assicurazione, processione importante quanto quella dei battesimi, che si tiene ogni sabato.

I boliviani hanno poi fatto sì che una delle colline che sovrasta la città si trasformasse nella rappresentazione del Golgota e il risultato è effettivamente molto realistico. Il Cerro Calvario è così chiamato per richiamare gli ultimi momenti atroci della vita di Cristo e fa in modo che tutti coloro che lo salgono riescano a comprendere in minima parte un po' di quella sofferenza. Percorrere infatti la sua ripida salita, a 4.000m d'altitudine, nel tardo pomeriggio (in particolare dopo un trekking di 12km) è piuttosto estenuante e, arrivati alla fine, non se ne può più. Lungo il percorso si incontrano 13 grandi croci, che rappresentano le 13 stazioni della Via Crucis. In cima si trova l'ultima, una croce gigante affiancata, ai lati, da due più piccole, proprio a immagine della crocefissione. Il risultato è decisamente realistico! La gente del posto percorre quel sentiero praticamente ogni giorno, per pregare, i turisti lo fanno per lo più per un altro motivo: la vista spettacolare che si gode da lassù, in particolare al tramonto. Osservare la città, nella sua interezza, che si tinge di rosa e il sole che va a rifugiarsi nelle acque del lago è effettivamente splendido e ha un che di magico.

Questo lago è effettivamente intriso di magia, tant'è che sembra sia dalle sue viscere che siano nati sia il sole stesso che i fondatori della dinastia Inca. Una delle attrattive principali della zona é infatti la Isla del Sol, dove sono stati rinvenuti i primi insediamenti inca e, soprattutto, una roccia in cui é presente l'impronta del sole, lasciata quando per la prima volta ha fatto capolino dalle acque del lago ed é salito in cielo.

La navigazione verso l'isola é lenta, pacifica, prepara all'atmosfera che si incontrerà una volta arrivati. Oltre a esserci nato infatti, il sole è penetrato nel cuore degli abitanti, popolo cordiale, gentile, che ti saluta incontrandoti ed é orgoglioso del luogo in cui vive. Alle estremità dell'isola si trovano i siti più importanti rinvenuti, raggiungibili percorrendo passeggiate che salgono dalla costa fino alla sommità delle montagne, passando per villaggi colorati, allegri, dove per ogni cestino ci sono almeno 2 o 3 maiali a contribuire allo smaltimento dei rifiuti. Svoltato ogni angolo il paesaggio che si vede sotto è bellissimo, l'acqua assume tonalità turchesi che generalmente solo il mare sa offrire, ti fa dimenticare di essere sul lago più alto del mondo e ti fa sognare di tuffarti là sotto, dove però l'acqua non supera generalmente i 13 gradi. A collegare le due estremità dell'isola vi é invece il Willka Thaki, o Ruta Sagrada de la Eternidad del Sol, un sentiero di 8 km che corre sul crinale delle montagne al centro dell'isola, permettendoti di avere costantemente visuale su tutti i lati. Un percorso in mezzo al nulla, nel silenzio più totale, se non quando si incontra qualche altro turista impegnato a raggiungere la stessa meta e fermatosi per riprendere fiato dalle salite che, a quell'altitudine e sotto il sole cocente delle 13, sono davvero estenuanti. Lassù ti senti in mezzo alle nuvole, perché, lontane, le vedi alla tua stessa altezza, così come le cime innevate della Cordillera, che paiono venir fuori da un sogno in cui credi di aver risalito l'albero che da accesso al mondo dei cieli, nato dai tre fagioli magici, dove manca solo il castello e il suo temibile custode. Invece qui incontri solo asini, maiali e contadini, a un certo punto un bambino, che si presta a far foto assieme al suo pelosissimo e grasso lama in cambio di una piccola mancia, che mi chiede di poter ascoltare anche lui il mio ipod e fa una faccia stranita quando sente i Lep Zeppelin venir fuori dal suo auricolare.

Alla fine del trekking sono soddisfatta: se ho fatto questo, sono pronta per l'Inca Trail. Peccato aver però fatto un grande errore: sul sentiero naturalmente non c'é cibo e io avevo con me solo due banane. Per una giornata del genere non sono decisamente sufficienti... La sera ero in pessime condizioni.



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