My Big Trip travel blog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Basterebbero le colline, disseminate di case coloratissime, le strade che discendono ripide da queste e il mare all’orizzonte per far innamorare di Valparaiso. Se poi a questo si aggiungono gli artisti seduti in ogni angolo, a ritrarre il mondo che li circonda, i ragazzi che prendono lezioni di musica e di ballo per strada, l’atmosfera decadente degli edifici distrutti dai terremoti e tipica di una città portuale, il rimanervi sedotti è inevitabile.

Questa è una città di cerros, colli, divenuti famosi grazie all’UNESCO, che ha dichiarato le strette e ripide vie del centro patrimonio dell’umanità. Tra questi si mescolano case di stili diversi: cilene, naturalmente, ma anche italiane (nel cimitero della città c’è un’area riservata agli italiani), tedesche e francesi. Importantissimo centro nel passato, nel secolo scorso è passata in secondo piano, con le inevitabili conseguenze di disoccupazione, povertà e criminalità. Ancora oggi è considerata una città pericolosa, la notte non si può andare in giro da soli e certe zone sono off-limits anche di giorno. Alcune scale che portano sui quartieri delle colline sono frequentate da bande, si dice che nessuno ne passi indenne e gli stessi cileni non si avvicinano. Peccato averlo scoperto solo dopo aver percorso la peggiore due volte per salire e scendere… in effetti le bande c’erano, ma mi hanno lasciata in pace! Ma quello che è soprattutto è capitale culturale del Cile. E, probabilmente per questo, è piena di giovani: che provengano dal Cile, dal Sud America, da altri continenti, sono tantissimi a venirne rapiti e a trasferirsi qui. Perché in questo posto ci si può esprimere liberamente, essere semplicemente se stessi, qualsiasi sia la propria arte. E così la città si riempie di allegria, di musica, ma soprattutto… di murales.

I murales di Valparaiso sono meravigliosi. Alcuni nascono da sé, altri vengono commissionati dal comune stesso, per abbellire delle zone che altrimenti risulterebbero troppo decadenti. E il risultato è straordinario. Non sono semplici scarabocchi, sono delle vere e proprie opere d’arte, che ti rapiscono, ti fanno fermare ad ogni angolo per osservarne i particolari, capirne il significato, lasciare che ti diano una sensazione. Non è difficile trovarli: basta perdersi per le viuzze dei cerros e ad ogni angolo si verrà sorpresi da una novità. È così bello salire e scendere per le coloratissime vie, prendere le diverse funicolari e ascensori che sopravvivono da più di 100 anni e sono da soli un’esperienza. C’è poi un quartiere, Bellavista, dove un’area viene chiamata “Museo a Cielo Abierto”. Gli studenti dell’Instituto de Arte dell’Universidad Catolica, tra il 1969 e il 1973, si sono potuti infatti sbizzarrire nel portare la loro arte astratta in questa zona, creando qualcosa di straordinario, tra la ventina di murales, i lampioni coloratissimi e le panchinette pazze. Il primo giorno mi sono così lasciata portare in giro dall’istinto, vagabondando da un cerro all’altro, nell’assoluta tranquillità di una domenica pomeriggio in cui gli abitanti semplicemente si godono l’atmosfera e passeggiano tranquilli per le strade, fermandosi anche a loro ad assistere agli spettacolini improvvisati degli artisti di strada. Mi sono ritrovata poi davanti a una delle tre case di Neruda in Cile, la Sebastiana. Sono entrata ed è stata una sorpresa: assolutamente originale, piena di oggetti curiosi, posso capire come Neruda potesse essere innamorato di questo luogo. Fantastica è poi l’audioguida che ti danno all’ingresso, che ti spiega ogni più piccolo particolare e perché ogni cosa si trova in un determinato posto, oltre a darti un’idea ben precisa dell’estrosità e “pazzia” di quell’uomo. Bellissima! Questo mi aveva caricata ancora di più per il mio programma di ieri, ciò la visita a un’altra delle sue case, la casa di Isla Negra. A 80km da Valparaiso, questa non è situata su un’isola, come io pensavo dopo averne sentito il nome, ma ha una posizione così da sogno sulla costa da far pensare di essere su un’isola. Peccato che, una volta pronta a prendere il bus per raggiungerla ieri mattina, il proprietario dell’ostello mi ha detto “Ma oggi è lunedì!”, “E quindi?”, “Il lunedì tutti i musei e i luoghi da visitare sono chiusi in Sud America!”. Ecco… questa è stata la scoperta del mio primo lunedì in Sud America. Ma uffa!! Ci tenevo a visitarla! Ma niente da fare, se non altro mi consolo sapendo di aver visto almeno La Sebastiana. Oggi infatti, dopo essermi alzata con i ritmi di questa città (fantastici!! Quando sono arrivata all’ostello e mi hanno detto “La colazione è dalle 9.30 alle 11”, non credevo alle mie orecchie. Questi sono i miei ritmi! Altro che sud-est asiatico, dove la colazione si fa dalle 6 alle 9.30/10!), ho preso il bus per tornare Santiago, dove mi aspetta l’aereo per Calama, da cui poi raggiungerò San Pedro de Atacama, quindi non potevo andarci. Ho cambiato così i miei programmi, vedendo gli ultimi cerros rimasti e unendomi, insieme a un compagno di ostello, al Free Walking Tour organizzato da dei ragazzi americani che vivono in città da qualche anno. Un’ottima idea! Per 3 ore ti accompagnano negli angoli più importanti, ma anche in quelli più nascosti della città, facendoti scoprire un sacco di cose nuove e dandoti una nuova visione della città. Prima mi ero concentrata infatti sul lato artistico, tralasciando i luoghi storici, inoltre avevo naturalmente perso qualche vicolino assolutamente da vedere. Quello che ti chiedono alla fine è una mancia a tuo piacimento, vale assolutamente la pena farlo.

Le serate le ho passate con gli altri ragazzi dell’ostello, che più che un ostello è un bed & breakfast. Ci sono infatti solo 2 camerate da 4 letti ciascuna, la casetta è piccola, ma soprattutto è una vera e propria casa, che si condivide con i due favolosi proprietari, due giovani del posto, mangiando insieme a loro sul tavolo del salotto, bevendo del buon vino cileno e guardando tutti insieme un film sul divano. Ieri sera poi abbiamo acceso le lucine del cortile e ci siamo rilassati lì fuori, nell’aria fresca, cercando di trovare le somiglianze di ciascuno con attori e attrici famosi e ascoltando un po’ di musica. È stato solo quando siamo rientrati per andare a letto, appena raggiunte le stanze al primo piano, che abbiamo udito un forte tuono, dopodiché la terra ha cominciato a tremare. Ho sentito terremoti peggiori nella mia vita, ma mai così lunghi. Il tempo di rendersene conto, di uscire dalla stanza, scendere le scale, raggiungere la porta, uscire in cortile e continuare ad attendere che tutto finisse, mentre i cani abbaiavano all’impazzata e i gabbiani si alzavano da ogni angolo. Dovrebbe essere durato all’incirca 1 minuto e mezzo o 2 minuti, un tempo che in quei momenti sembra sempre interminabile. Per precauzione la città ha staccato subito l’elettricità in ogni angolo, lasciandola spenta per mezz’ora dopo la scossa, e così, appena terminato il sobbalzare, di colpo il cielo si è riempito delle stelle che prima erano coperte dall’inquinamento luminoso. La gente si è riversata per strada, diversi turisti erano nel panico: molti non avevano mai sentito un terremoto prima. Gli altri ragazzi che erano con me erano infatti tutti inglesi ed era per tutti la prima volta. Ma quello che era più interessante era la reazione dei cileni: il territorio di Valparaiso è infatti molto soggetto a terremoti, ce ne sono spesso. Questo però è stato il più forte dopo il tremendo terremoto del 2010 e nei loro volti si vedeva la paura, il ricordo di quegli istanti. Abbiamo atteso che tornasse la luce e abbiamo acceso la televisione, scoprendo che l’epicentro era stato proprio a 48km da Valparaiso e che l’intensità era del 6.7 della scala Richter. Un buon terremoto quindi. Tutti i programmi nazionali erano stati interrotti per far vedere le immagini, nonostante di fatto non ci sia stato nessun danno grave e nessun morto. Le case cilene sono costruite per resistere a tali scosse. Dopo poco è partito poi l’allarme per l’evacuazione delle coste, per il pericolo di tsunami. Due anni fa infatti i morti erano stati provocati da questo, non dal terremoto. Non erano stati infatti attivati gli allarmi e di conseguenza la gente era rimasta nelle loro case. Ora i livelli di allerta sono altissimi e così è stata ordinata l’evacuazione, nonostante il terremoto non si fosse verificato nel mare e quindi il rischio fosse molto basso. Meno male Valparaiso non è a rischio tsunami: oltre al fatto che l’ostello si trova in posizione alta, su una collina, il mare è molto profondo, per permettere alle navi di raggiungere il porto, di conseguenza non si possono formare le onde grandi. E così ho provato anche quest’esperienza tipica della terra cilena…

Una nota positiva per l’Unità di Crisi italiana: dopo poche ore mi ha mandato un messaggio, informandomi sul terremoto, dicendomi di allontanarmi dalle coste e dandomi il numero di telefono dell’ambasciata italiana a Santiago in caso di emergenza. Buon servizio!



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