L’esperienza vissuta a Sukhothai non è stata molto diversa da quella di Ayutthaya. Anche in questo caso si tratta infatti di una vecchia capitale thailandese, la prima per l’esattezza, che ha vissuto la sua età d’oro tra il XIII e XIV secolo. Effettivamente sono partita nel mio percorso dall’attuale capitale verso quella più antica, invece che andare al contrario, quindi l’evoluzione dell’architettura la sto vedendo al contrario, ma è interessante rendermi conto che le cose imparate in questo viaggio su questi paesi stanno dando i loro frutti e comincio a riconoscere da sola stili, elementi architettonici, significati simbolici. Un po’ come quando alla fine del viaggio in India, con la Bea, dopo aver ascoltato innumerevoli guide nelle visite ai forti, ci divertivamo a riconoscere da sole, al Red Fort di Delhi, la disposizione delle stanze e il loro utilizzo.
Come dicevo, Sukhothai non è molto differente dalla precedente capitale: dalla fine del suo regno è rimasta in uno stato di forte abbandono che ha fatto sì che solo le rovine siano rimaste a testimoniare il suo antico splendore. Le case, costruite in legno in quanto meno importanti rispetto agli edifici sacri, sono andate tutte distrutte. La differenza maggiore rispetto all’altra città è che le nuove costruzioni sono state edificate a una decina di chilometri dalla Vecchia Sukhothai, in modo da creare due differenti città, dove la vecchia è di fatto un parco storico, in cui laghetti, canali e tanto verde circondano ciò che è rimasto dei 40 templi costruiti nel solo secolo di dominio della capitale. La mattina io e miei nuovi compagni di viaggio abbiamo così preso un songtheaw dai nostri alloggi diretto all’ingresso della città vecchia. Qui abbiamo potuto noleggiare quattro biciclette, con le quali abbiamo passato le 4 ore successive a girovagare tra un tempio e un altro, perdendoci tra chedi, prang, viharn e statue di Buddha e rinfrescandoci poi con la brezza di cui si poteva godere pedalando sotto l’ombra degli arbusti, premiandoci infine con uno spuntino loro e un buon frullato di mango ghiacciato io.
Nella Nuova Sukhothai di fatto non c’è niente da vedere, solo un piccolo mercato notturno dove mangiare e qualche locale per farang. Siamo tornati entrambe le sere in un localino molto carino, dove suonano buona musica dal vivo (una sorta di country-rock locale) e si può sorseggiare qualche cocktail (ahimè, terribili, ma in compenso hanno un rum thailandese sorprendentemente non male ed incredibilmente economico, prendevamo così la bottiglia e qualche coca e i cocktail ce li facevamo noi). Oltre agli stranieri c’era qualche personaggio particolarmente interessante, quale un ragazzo thailandese a cui piaceva definirsi “Miss Thailandia” che intratteneva i presenti con i suoi balli e la sua sfacciata e divertente dichiarazione di omosessualità. Delle serate decisamente piacevoli!
Stamattina abbiamo invece preso il bus per Chiang Mai, mia ultima tappa in Thailandia (tra una settimana mi scade il visto, sono già passate 3 settimane!). È un bus di seconda classe, quindi niente sedie riservate e poco spazio. La cosa strana è che quando siamo saliti noi turisti il bus era pieno, c’erano giusto due sedie dove avevo già preso posto. Ma c’erano ancora due di noi e una decina di altri occidentali (ancora una volte, tutte facce già incontrate) che dovevano sedersi, al che è salito il bigliettaio dicendo qualcosa in thailandese ai locali, dopodiché diversi di questi si sono alzati, lasciando il posto ai turisti, e sono rimasti in piedi. Non so se sia successo perché scendevano presto e non si facevano un viaggio di 5/6 ore come noi (infatti ora, che è passata un’ora e mezza, diversa gente è scesa e siamo tutti seduti) o per altro (non credo abbiano una tariffa minore sui biglietti), fatto sta che è una delle cose che mi lasciano un po’ perplessa. Per loro è stato invece semplicemente un ordine che non potevano non rispettare. Non molto giusto, mi è parso più naturale quando, tra Khao Sok e Kuraburi, al cambio di un bus sono rimasta in piedi quasi un’ora durante il tragitto, perché il bus era pieno. A parte qualcuno che aveva occupato con i bagagli il sedile, invece di lasciare il posto agli altri, per il resto erano saliti prima di me, quindi ci stava assolutamente. Ma così mi ricorda i guidatori di taxi e di tuk tuk di questi paesi che se vedono un turista lasciano giù i locali per poter guadagnare di più dagli stranieri. Ma non è giusto! E quella povera gente? Cosa deve pensare? Che meccanismi scorretti!
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